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domenica 14 settembre 2014

La pergamena e la scrittura dal Medioevo all'Umanesimo

Quando, nel III secolo avanti Cristo, la rivalità tra la famosissima biblioteca di Alessandria d'Egitto (che conteneva, in due diversi edifici andati poi distrutti, più di 500.000 volumi) e la biblioteca di Pergamo (che ne aveva circa 200.000) si fece molto forte, l'Egitto per una decisione del re smise di esportare i fogli di papiro su cui si scriveva all'epoca.

Fu allora che a Pergamo si cominciò ad utilizzare come materiale di scrittura la pelle di animale, detta appunto pergamena.

Sotto, un video che mostra come si facesse a preparare la pelle:

 
 
 


La pergamena è detta anche cartapecora, perché di solito era ottenuta dalla pelle di agnello (ma anche di pecora, montone, capra, in alcuni casi di gatto, e, la più costosa in assoluto, da pelle di vitello appena nato, morbidissima) macerata nella calce, quindi raschiata, tesa e seccata: diviene in tal modo liscia e traslucida e, dopo essere stata ulteriormente levigata con pomice o osso di seppia, si presta benissimo per scrivervi sopra.

Su pergamena sono scritte la maggior parte delle opere che abbiamo ritrovato.

I tipi di scrittura variavano molto; vediamo qualche esempio:

- la più antica scrittura capitale, usata dai Romani


- la scrittura onciale, usata fino al IX secolo


- altri tipi di scrittura minuscola: merovingica, visigotica, beneventana, semionciale


 
 
- la scrittura detta minuscola carolina fu utilizzata nei documenti prodotti alla corte di Carlomagno e si diffuse molto 
 
 
 
- tra il XII e il XIV secolo si diffuse anche la grafia gotica
 

 
- infine prevalse la cosiddetta umanistica rotonda, da cui poi furono presi i caratteri per la stampa
 
 
Il sito di Elif Ayiter  http://www.cultorweb.com/VA/Tc4.html
 
Una pagina web contenente alcuni testi relativi alle nostre zone:
 

 
 
E per finire un video sulle immagini che venivano realizzate per abbellire i preziosissimi manoscritti
 
 

 Capito perché i libri erano un oggetto di lusso che solo pochissimi ricchi potevano permettersi?
 
 

 


lunedì 21 gennaio 2013

La mia preferita

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi;

e 'l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l'andar suo cosa mortale
ma d'angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d'arco non sana.

1) ...di chi sarà mai?

2) Che significa RVF XC?

3) Chi comincia la parafrasi?


I capelli biondi erano sciolti al vento,
che li attorcigliava dolcemente,
e ardeva tantissimo la luce stupenda
dei suoi begli occhi che ora splendono meno;

e mi sembrava che il suo viso impallidisse,
anche se non ne sono (ero) certo:
non c’è da stupirsi se io,
che nel petto avevo una scintilla d’amore,
all’improvviso mi innamorai (avvampai d’amore)

Il suo modo di muoversi non era terrestre (umano, mortale),
ma sembrava angelico (quello di un angelo),
e le sue parole suonavano tutt’altro che umane;

quello che vidi fu uno spirito celeste,
una stella vivente (un sole che cammina tra noi),
e se il tempo l’ha cambiata (e lei non è più quella di allora)
non è diminuito il mio amore (anche se l’arco ormai ha scoccato la freccia
da tanto tempo, la ferita in me non guarisce).

Parafrasi eseguita da: Mo.El., Al.Va., Fr.Ve, La.Be., So.Li, Ke.Lo, Va.Lo., Ga.Ma., El.Ve. e profscarponi. 

lunedì 14 gennaio 2013

Amor che a nullo amato amar perdona



"Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse"


"Per più fiate gli occhi ci sospinse 
quella lettura, e scolorocci il viso"

"Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
 la bocca mi baciò tutto tremante"





 "Amor condusse noi ad una morte"


"Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea sì che di pietade
io venni men così com'io morisse"



domenica 30 settembre 2012

Orlando furioso a piccole dosi - 1

1) IL PROEMIO

a) Cos'è il proemio?

b) Leggiamolo:

CANTO PRIMO, vv. 1-32

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Dirò d'Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai, né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d'uom che sì saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi m'ha fatto,
che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sarà però tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.


Piacciavi, generosa Erculea prole,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito, aggradir questo che vuole
e darvi sol può l'umil servo vostro.
Quel ch'io vi debbo, posso di parole
pagare in parte e d'opera d'inchiostro;
né che poco io vi dia da imputar sono,
che quanto io posso dar, tutto vi dono.


Voi sentirete fra i più degni eroi,
che nominar con laude m'apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio.
L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi farò udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensieri cedino un poco,
sì che tra lor miei versi abbiano loco
.


c) Analizziamolo:

- Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto
:
il poeta sceglie come argomento della sua opera .....

- se da colei che tal quasi m'ha fatto,
che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sarà però tanto concesso
. :
qui Ariosto parla della donna che ama, ....................................

- generosa Erculea prole,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito
:
dedica del poema al mecenate di Ariosto (chi è un mecenate?), cioè al Cardinale ..........

 - ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio
:
presentazione di una delle tematiche del poema, cioè .......................... Le altre due tematiche fondamentali sono: .................................................................................................................................................................

2) LA FUGA DI ANGELICA

a) Nel canto I Angelica, inseguita da Rinaldo e da un altro cavaliere di nome Ferraù, riesce a scappare impadronendosi di un cavallo, mentre i due nemici si sfidano a duello. Leggiamo la scena, come esempio di descrizione:

Fugge tra selve spaventose e scure,
per lochi inabitati, ermi e selvaggi.
Il mover de le frondi e di verzure,
che di cerri sentia, d'olmi e di faggi,
fatto le avea con subite paure
trovar di qua di là strani viaggi;
ch'ad ogni ombra veduta o in monte o in valle,
temea Rinaldo aver sempre alle spalle.

Qual pargoletta o damma o capriuola,
che tra le fronde del natio boschetto
alla madre veduta abbia la gola
stringer dal pardo, o aprirle 'l fianco o 'l petto,
di selva in selva dal crudel s'invola,
e di paura trema e di sospetto:
ad ogni sterpo che passando tocca,
esser si crede all'empia fera in bocca.

Quel dì e la notte a mezzo l'altro giorno
s'andò aggirando, e non sapeva dove.
Trovossi al fin in un boschetto adorno,
che lievemente la fresca aura muove.
Duo chiari rivi, mormorando intorno,
sempre l'erbe vi fan tenere e nuove;
e rendea ad ascoltar dolce concento,
rotto tra picciol sassi, il correr lento.

Quivi parendo a lei d'esser sicura
e lontana a Rinaldo mille miglia,
da la via stanca e da l'estiva arsura,
di riposare alquanto si consiglia:
tra' fiori smonta, e lascia alla pastura
andare il palafren senza la briglia;
e quel va errando intorno alle chiare onde,
che di fresca erba avean piene le sponde.


Ecco non lungi un bel cespuglio vede
di prun fioriti e di vermiglie rose,
che de le liquide onde al specchio siede,

chiuso dal sol fra l'alte querce ombrose;
così voto nel mezzo, che concede
fresca stanza fra l'ombre più nascose:
e la foglia coi rami in modo è mista,
che 'l sol non v'entra, non che minor vista.

Dentro letto vi fan tenere erbette,
ch'invitano a posar chi s'appresenta.
La bella donna in mezzo a quel si mette,
ivi si corca ed ivi s'addormenta.
Ma non per lungo spazio così stette,
che un calpestio le par che venir senta:
cheta si leva e appresso alla riviera
vede ch'armato un cavallier giunt'era.


b) Analizziamo:

- Qual pargoletta o damma o capriuola,
che tra le fronde del natio boschetto
alla madre veduta abbia la gola
stringer dal pardo, o aprirle 'l fianco o 'l petto,
di selva in selva dal crudel s'invola,
e di paura trema e di sospetto:
ad ogni sterpo che passando tocca,
esser si crede all'empia fera in bocca.


Come si chiama la figura retorica utilizzata in questa ottava? ......................
Angelica qui viene paragonata a......   

mercoledì 19 settembre 2012

Prime attestazioni del volgare italiano


1) 

Non dicere ille secrita a bbo­ce 

Che cos’è?
Dove si trova?


A quando risale?
Cosa significa?
A che cosa serve?
Note: 
 
2)




«se pareba boves
alba pratalia araba
et albo versorio teneba
et negro semen seminaba»

Che cos’è?
Dove si trova?


A quando risale?
Cosa significa?
A che cosa serve?
Note: 
 ---------------------------------------------------------------------------------------------------
 3) 


Sao1 ko2 kelle3 terre, per kelle fini4 que5 ki6 contene7, trenta anni8 lepossette parte sancti Benedicti9.
  
Che cos’è?

Dove si trova?



A quando risale?
Cosa significa?
So che quelle terre, entro quei confini che qui sono indicati, per trenta anni le ebbe in possesso il monastero di San Benedetto.
A che cosa serve?
Note: 

4) 





Che cos’è?
Dove si trova?


A quando risale?
Cosa significa?
A che cosa serve?
Note: